Misure di prevenzione.

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Valutazione della pericolosità sociale – Cass. pen., sez. VI, 15.06.2017, n° 43446.

Massima.

Nel procedimento di prevenzione la pericolosità del proposto, sotto il profilo giuridico, può essere diversamente qualificata dall’autorità giudiziaria previo rispetto del contraddittorio delle parti sulle questioni dedotte o deducibili collegate alla proposta, trattandosi, la valutazione giuridica del fatto, di un potere generale che spetta ad ogni giudice procedente. (Fattispecie in cui la richiesta di applicazione della misura di prevenzione, sulla base dell’indiziata appartenenza del proposto ad un’associazione mafiosa, era stata formulata in riferimento alla pericolosità qualificata, mentre sia il Tribunale che la Corte d’appello avevano ritenuto sussistente la mera pericolosità generica, diversamente valutando gli elementi dedotti nel corso del giudizio).

Appartenenti ad associazioni mafiose – Cass. pen., sez. I, 10.10.2017, n° 48441.

Massima.

Le Sezioni Unite dovranno precisare se per l’applicazione di una misura di prevenzione personale, nei confronti di un soggetto indiziato di appartenere ad un’associazione mafiosa, serva una motivazione “rafforzata” sull’attualità della pericolosità al momento della decisione di primo grado, oppure questa possa valutarsi presuntivamente sussistente. In tal senso la Cassazione a sezioni semplici, in relazione ad un procedimento riguardante un commercialista indiziato di appartenere alla mafia, ha rimesso la questione al massimo consesso, anche a fronte della necessità, segnalata dalla sentenza De Tommaso, di ancorare l’applicazione delle misure di prevenzione ai principi di chiarezza e precisione.

Le Sezioni unite della Cassazione, sentenza n° 111, depositata il 4 gennaio 2018, hanno affermato il seguente principio di diritto:

«Nel procedimento applicativo delle misure di prevenzione personali, agli indiziati di appartenere ad una associazione di tipo mafioso, è necessario accertare il requisito della attualità della pericolosità del proposto», risolvendo così la questione controversa loro rimessa.

 

 

 

 

Misure di prevenzione: le prescrizioni di vivere onestamente e rispettare le leggi. Corte di Cassazione, Sezioni unite, sentenza 5 settembre 2017, n° 40076.

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Misure di prevenzione.
Sorveglianza speciale: inosservanza delle prescrizioni di “vivere onestamente” e di “rispettare le leggi”.
Reato di cui all’art. 75, comma secondo, d.lgs. n° 159 del 2011. Esclusione – Rilevanza ai fini dell’eventuale aggravamento della misura.

Massima.
L’inosservanza delle prescrizioni generiche di “vivere onestamente” e di “rispettare le leggi“, da parte del sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo o divieto di soggiorno, non configura il reato previsto dall’art. 75, comma II, d.lgs. n° 159 del 2011, il cui contenuto precettivo è integrato esclusivamente dalle prescrizioni c.d. specifiche; la predetta inosservanza può, tuttavia, rilevare ai fini dell’eventuale aggravamento della misura di prevenzione.